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EF Connects: Luca e Alessandro – The Globbers

Nella serie di interviste EF Connects, parliamo con persone che ci ispirano, cercando di comprenderle e vedere come alla fine siamo tutti molto più vicini di quanto sembri.

Raccontateci un po’ di voi – chi sono i The Globbers?

Prima di parlarvi di The Globbers dobbiamo parlarvi di Alessandro e Luca. Siamo due ragazzi di 29 e 30 anni, nati e cresciuti in Veneto. Nel Gennaio del 2015 ci siamo presentati e il collante che ci ha tenuti uniti dal primo incontro è stata proprio l’irrefrenabile passione per la scoperta per il viaggio. Sembrava fossimo affetti dalla stessa potente sindrome, che poi si è rivelata anche la molla che ci ha portato a compiere determinate scelte l’anno successivo. Decidere di mollare tutto quello che avevamo in Italia per avventurarci con il nostro maxi zaino nel Sud-Est Asiatico è stata probabilmente la decisione più forte che abbiamo preso nella nostra vita, e l’abbiamo presa assieme. Inutile negare che probabilmente siamo stati l’uno per l’altro una grandissima fonte di coraggio per fare questo grande passo. Nel corso del viaggio, con il tempo a disposizione e la mente decisamente libera da grosse preoccupazioni, abbiamo avuto modo di coltivare il progetto The Globbers, ovvero una sorta di semplice gioco e passatempo che avevamo deciso di creare molto tempo prima della partenza, ma che non aveva ancora assunto un’identità definita. Abbiamo aperto il nostro blog di viaggi nel quale molte volte faticavamo ad inserire contenuti validi ed interessanti, ma che durante il viaggio ha cominciato a trasformarsi nello specchio delle nostre avventure. I social network sono sempre stati i nostri più grandi alleati (e a volte anche dei grandi nemici), e ci hanno permesso nel tempo di farci conoscere ed apprezzare dalle persone non solo per la passione con la quale viviamo i nostri viaggi, ma anche per il messaggio che mandiamo. Una coppia di uomini normalissima, come potrebbero essere tutte le altre coppie, che conduce una vita alla luce del sole e nella più assoluta normalità.

La nostra rubrica si chiama EF Connects, quindi ci viene spontaneo chiedervi Cosa vi aiuta a connettervi col mondo e a capirlo meglio?

Siamo convinti che per capire il mondo sia necessario viverlo.

Probabilmente è un concetto un po’ grossolano e superficiale, ma crediamo che molto spesso la chiusura mentale sia dovuta alla poca apertura verso il mondo al di fuori del nostro habitat. Connettersi e capire meglio il mondo significa come prima cosa, secondo noi, non aver paura di stringere la mano di qualunque individuo si trovi di fronte al nostro cammino. Da lì le connessioni che si aprono sono moltissime.

Quando comunicate con interlocutori stranieri, avete mai trovato delle difficoltà? Se si quali?

La lingua (inglese) è essenziale per viaggiare il mondo. Certo, si può cercare di farsi capire a gesti in certi casi, ma sono situazioni molto ironiche e ci si rende conto in poco tempo che sapere una lingua (almeno una delle più diffuse al mondo) è essenziale in qualunque circostanza, soprattutto nelle più critiche. Noi personalmente non abbiamo mai avuto grosse difficoltà, tranne sporadici casi nei quali ci siamo interfacciati con realtà o comunità talmente piccole e isolate che la loro lingua sarebbe stato l’unico mezzo di comunicazione possibile.

Consigli per i nostri lettori, cosa bisogna tenere a mente quando si comunica con gente nuova? Avete dei consigli per connettersi al meglio?

Noi siamo sempre stati molto timidi nei primi approcci, ma con il tempo siamo riusciti a sciogliere questo nodo. La comunicazione non ha delle regole precise a nostro avviso. Dipende sempre da chi ci troviamo di fronte. Un nostro amico lo salutiamo in un determinato modo, un monaco buddista in un altro ancora. Secondo noi è importante affinare la capacità di saper leggere in poco tempo chi abbiamo di fronte in modo da capire quale sia il più rispettoso o corretto approccio da usare con quella persona. Un consiglio spassionato: non fingete di essere qualcuno che non siete per paura di fare brutta figura magari.

Quante lingue parlate?

Italiano e Inglese. E conosciamo anche il dialetto Veneto che è da considerare una lingua a tutti gli effetti 🙂

Consigli per la gente che inizia a studiare una lingua straniera?

Studiare la lingua è molto importante perchè come per ogni cosa bisogna apprendere l’ABC prima di conoscere man mano tutto il resto dell’alfabeto. Però ci sentiamo con tutto il cuore di dare un consiglio solo: Lanciatevi senza guardare in faccia nessuno. Sbaglierete le parole, la pronuncia e magari anche la costruzione delle frasi all’inizio. Probabilmente dovrete farvi ripetere una cosa 5 volte prima di capirla. Ma non importa, fatelo perchè è essenziale. Vi ritroverete a parlare un’altra lingua senza nemmeno rendervi conto concretamente degli enormi progressi fatti.

Quando avete iniziato a studiare le lingue straniere?

A scuola come tutti. Poi abbiamo affinato la parte scritta durante gli anni di lavoro, entrando in contatto con gente straniera soprattutto via mail. Possiamo dire però con assoluta certezza che la scuola migliore per noi è stata il viaggio. Non possiamo affermare di essere dei professori di inglese, ma se pensiamo al livello di conoscenza che abbiamo acquisito negli ultimi tre anni stentiamo quasi a crederci.

Parlando invece della vostra carriera, come è iniziato tutto?

Il nostro lavoro è nato da una passione che abbiamo tradotto in realtà e quotidianità. È stato un processo naturale che non abbiamo assolutamente forzato. Come abbiamo detto prima, il tempo a disposizione che abbiamo voluto concederci ci ha permesso di trovare diverse strade percorribili. L’utilizzo dei social network in maniera professionale e non solo ludica è diventato parte della nostra quotidianità, e con lo studio siamo riusciti a tradurlo in un servizio da poter offrire anche agli altri. La combinazione del viaggio con l’utilizzo corretto delle piattaforme social invece ci ha aperto le strade verso quello che ora viene chiamato Influencer Marketing. Ora stiamo creando una nuova strada, ovvero il coinvolgimento di altre persone nei nostri viaggi tramite gruppi organizzati. La prima esperienza è stata ottima e la fiducia che ripongono in noi molte persone ci sta dando grosse soddisfazioni. In breve tempo siamo quasi sold out anche per i prossimi viaggi di gruppo.

Da dove viene il nome The Globbers?

Dobbiamo essere onesti. Non è stata del tutto una nostra idea. Quando era il momento di pensare ad un nome abbiamo convocato i nostri amici, e abbiamo raccolto più pareri. Una sorta di breefing collettivo con le persone alle quali siamo più legati. Ci piace molto ascoltare più campane. Una delle nostre amiche ha combinato due termini: GLOBE e BLOGGERS, e così è nato THE GLOBBERS.

Qual è stato il viaggio che in qualche modo vi ha cambiato la vita?

Sicuramente il viaggio di un anno attorno al Sud-Est Asiatico. Abbiamo superato molti dei nostri limiti, ci siamo costantemente messi alla prova affrontando situazioni molto più grandi di noi, siamo cresciuti a livello umano e come coppia. I continui stimoli ai quali eravamo sottoposti sono stati una scuola a 360°, 24/24. Non è così scontato uscire indenni da un’esperienza del genere, soprattutto se condivisa in maniera così intensa con un’altra persona. Però è stata una grandissima vittoria.

Avete mai pensato alle cosiddette Sliding Doors. Se non foste dei travel influencer cosa stareste facendo in questo momento?

Non ci piace definirci influencer. È un termine che non sentiamo di accollarci addosso perchè non siamo noi a decretare se influenziamo o meno le scelte delle persone. Siamo piuttosto dei narratori e, nel nostro piccolo, dei viaggiatori creativi. Ad ogni modo, se non fossimo qui in questo momento molto probabilmente staremmo ancora ricalcando le orme dei nostri precedenti lavori, affrontando tutti i pro e i contro di una vita che probabilmente sarebbe continuata a starci un po’ stretta ma che, arrivati a questo punto, non avremmo più avuto il coraggio di stravolgere.

Qual è il vostro Mantra?

Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

Non è strettamente legato ai viaggi, ma per noi è una fondamentale regola da seguire in tutti gli aspetti della vita. Anche nel viaggio. Dopotutto il rispetto per le altre persone, che siano della stessa città o dall’altra parte del mondo, è la chiave per costruire connessioni sane e meravigliose.

3 Parole preferite in inglese e cosa significano

GATE: perchè ogni volta che la nominiamo o la sentiamo dire in aeroporto significa che c’è un volo che sta per avvicinarsi, e per noi è una delle più belle sensazioni.

WELCOME: perchè è simbolo di rispetto e di benvenuto. È bellissimo leggere la parola WELCOME quando si arriva in una nuova nazione, ed è molto piacevole sentirselo dire allo stesso tempo.

BRUNCH: perchè siamo e saremo sempre degli eterni golosi. Per noi è sinonimo di casa. Purtroppo il Brunch è un pasto non tanto diffuso in Italia quanto all’estero, ma amiamo comunque prepararlo di tanto in tanto a casa nostra la Domenica mattina. È uno di quei momenti che amiamo goderci lentamente quando non viaggiamo.

Un’ultima domanda, sarete presenti a Language Expo – cosa ci dobbiamo aspettare durante questa fiera sui viaggi studio?

Speriamo che Language Expo possa essere un portone verso nuove possibilità per chi vuole mettersi alla prova e soprattutto vivere delle esperienze fuori dalla propria comfort zone. La formazione al giorno d’oggi è un elemento importantissimo nella vita sociale e lavorativa delle persone, e le lingue sono lo strumento più importante per affacciarsi al mondo esterno.

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