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Il rock ‘n’ roll è ancora un fondamento della cultura britannica – ecco perché

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Immaginati questa scena: hai appena superato a pieni voti l’ultimo esame dell’anno, le porte della palestra si spalancano spontaneamente e i raggi di sole ti illuminano come se fossi il protagonista di un passaggio biblico. Tiri fuori la tua immaginaria chitarra elettrica, scuoti maestosamente i tuoi capelli e fai una stilosa scivolata tra le aiuole della scuola.

Ti ricordi di averlo fatto? No? Forse solo io allora.

Se al momento sei sdraiato sul divano, avido di cultura britannica e stai cercando un’alternativa per imparare l’inglese, sei fortunato. Ecco qui un tuffo in tutto ciò che è rock ‘n’ roll nel Regno Unito.

What’s up, rock?

C’è un dibattito tuttora in corso circa lo stato attuale della musica nel Regno Unito, che ha creato un po’ di panico nazionale; sembra che la gente pensi che il rock ‘n’ roll sia morto. Quindi mettiamo insieme i nostri “accordi cerebrali” e diamo un’occhiata al genere rock, iniziando dal contesto storico.

Le origini

Il rock ‘n’ roll affonda le sue radici nell’esperienza afroamericana degli anni ’40 e ’50 – nella musica gospel, blues, jazz, boogie, swing e persino quella country. Gli strumenti principali erano il pianoforte e il sassofono, che prima della chitarra diventò il simbolo iconico del genere musicale con l’arrivo del leggendario Chuck Berry.

Chuck fu presto seguito da rivoluzionari come Elvis e Hendrix, che continuarono a rimodellare sia la musica che la cultura americana. La loro musica era reazionaria, esplosiva! In una società governata dall’élite bianca conservatrice, le persone credevano che questa nuova forma di rock basata sul blues, che sovrapponeva potenti percussioni in controtempo su riff vaganti di chitarra, era opera del diavolo. Portò le persone a muoversi in modo differente; ad agitare i piedi e i fianchi, sudando e urlando come fossero “possedute”.

Dagli Stati Uniti al Regno Unito

Oltreoceano, il panorama musicale in Regno Unito cambiò radicalmente. Dagli anni ’60 in poi, siamo stati onorati dai Beatles e dai Rolling Stones, dai Led Zeppelin, i Pink Floyd, i The Who, i Queen, i The Smith, e alla fine anche gli Oasis negli anni ’90. Manchester e Londra stavano letteralmente saltellando.

La musica aveva una grintosa risonanza emozionale che elevava le persone da una vita monotona, onorando lo sconforto causato dalla disoccupazione e aumentando le disuguaglianze con testi reazionari e ritmi illuminanti.

E oggi?

In un’intervista con il TIME un paio di anni fa, Noel Gallagher dichiarò che gli Oasis furono l’ultima vera band rock ‘n’ roll. Disse che arrivarono “prima di YouTube”. Con questo intendeva che ormai si è persa l’essenza dell’esperienza perché tanto è sempre tutto disponibile “a portata di uno schermo”. Non bisogna più sforzarsi di essere in nessun luogo.

Ha ragione?

Be’, il genere leader nel Regno Unito al giorno d’oggi è il processed pop. Forse perché si sente meno l’esigenza di testi profondi e musicisti originali – la gente semplicemente vuole ascoltare canzoni coinvolgenti. Una delle tesi è che la musica oggi abbia un ruolo di supporto per i teenagers, piuttosto che un ruolo liberatorio. Tutti hanno accesso a qualsiasi contenuto sui propri telefoni, quindi non c’è più bisogno di fare uno sforzo.

Alcuni potrebbero dire che la tecnologia ci ha resi passivi. E la musica oggi riguarda meno l’arte e più il “fatturare”. Dai un’occhiata a quante canzoni pop recenti sono state scritte dietro le quinte e non dagli stessi artisti, ma da scrittori talentuosi o produttori come Max Martin, Ester Dean e Stargate Production.

“C’è speranza?” ti sento piangere!

Dipende se sei ottimista o pessimista. Io sono decisamente ottimista, certo che c’è speranza! London, Oxford, Manchester e Brighton prosperano di musica rock classica, indie e alternativa, dimostrando che il genere è tuttora una pietra miliare della cultura britannica. Potrebbe non essere più il tradizionale rock ‘n’ roll, ma ci sono variazioni del genere rock che hanno ancora un’anima e un cuore che batte. Pensa ai The Courteeners e i The Blossom di Manchester; i The Foals di Oxford; Wolf Alice, VANT, The Hunna e The Amazons da Londra e dintorni.

Ascolta la loro musica e poi dimmi che non ci sono musicisti originali o testi pensati. Il rock non è morto, devi solo provare a cercarlo con più attenzione.

Hai bisogno di qualche indicazione in più? Dai un’occhiata alla playlist Spotify di Danny per ispirazione rock dal 2010 in poi: spotify.com/rockaintdead

 

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