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EF Connects: Annalisa e la sua esperienza ad Honolulu

EF Connects: Annalisa e la sua esperienza ad Honolulu

Raccontaci un po’ di te!

Sognatrice e appassionata di viaggi sono sempre stata convinta che esplorare nuovi orizzonti aiuti ad acquisire maggior consapevolezza di sé intesa come conoscenza della dimensione più profonda del proprio essere. Ho sempre viaggiato anche solo con la fantasia, attraverso la lettura di libri o racconti di viaggi, sognando luoghi e culture lontane, appagando la mia sete di conoscenza con storie antiche e contemporanee che mi guidassero alla scoperta di mete sconosciute. Il lavoro di insegnante ha contribuito ad incrementare la mia propensione per i viaggi immaginari, trascinando anche i miei alunni, attraverso ricerche sul web e letture, in esperienze indimenticabili. Viaggiare apre la mente, ti pone in contatto con te stesso e con la realtà circostante e solo una mente aperta e reattiva alle idee nuove e diverse è ben predisposta all’apprendimento, all’osservazione e al cambiamento. Alla soglia dei quarant’anni ho sperimentato in prima persona cosa significa avere una mente ricettiva al cambiamento: non un semplice viaggio alle Hawaii ma un trasferimento di un anno nel bel mezzo del Pacifico.

La nostra rubrica si chiama EF Connects, quindi ci viene spontaneo chiederti: cosa ti aiuta a connetterti con il mondo e a capirlo meglio?

Le recenti ed innovative tecnologie consentono sicuramente alla nostra mente di saltare da un posto all’altro in pochi istanti, di relazionarci con il mondo attraverso la sensazione immediata di vivere quella determinata esperienza, alimentando ancora di più la fantasia della scoperta. Connettersi e capire meglio il mondo, a mio avviso, equivale ad esercitarsi ad osservare la realtà per intenderla più che capirla, a porsi in ascolto di sé e dell’altro, sperimentando limiti oltre i confini precedenti, in una scoperta continua del mondo e di sestessi.

Cosa ti ha portato a svolgere un’esperienza come quella che stai vivendo a Honolulu?

La mia scelta è stata dettata da esigenze familiari: sono partita con mio figlio di due anni per seguire mio marito, ingegnere trasferito su un progetto lavorativo ad Honolulu per la durata di un anno.

Raccontaci un po’ della tua esperienza a Honolulu.

Sono partita il 1 ottobre 2018 da Napoli con tanto entusiasmo ma anche con tanti timori perché ogni forma di cambiamento, sebbene accompagnata da frenesia ed esaltazione, cela paure e ansie per l’incerto e l’imprevedibile. Trasferirsi all’estero non equivale a fare una vacanza come turista, significa reinventarsi sia nella sfera personale che in quella lavorativa, trovare una propria dimensione nel “nuovo mondo”, affrontando anche momenti di difficoltà in cui conoscere la solitudine, l’essere lontani dal supporto di parenti e amici.

Dopo un periodo di iniziale assestamento, la mia decisione di radicale cambiamento per amore della famiglia si è rivelata estremamente sorprendente: una grandissima e straordinaria opportunità di crescita personale e formativa. Ho incontrato persone provenienti da ogni parte del mondo, conosciuto tradizioni e usi locali ( ho partecipato al banchetto del Thanksgiving mangiando il tradizionale tacchino preparato da una famiglia americana, ho provato a suonare l’ukulele e a danzare la hula) ho testato il mio spirito di adattamento e, avendo a disposizione molto tempo libero ho acquisito maggior consapevolezza delle mie capacità, dei miei desideri e delle mie aspettative. Ho frequentato un corso di inglese della durata di tre mesi presso EF School Honolulu, grazie al quale ho migliorato le mie competenze in questo settore, acquisendo maggiore fluidità linguistica e sicurezza nelle relazioni sociali, inficiate in precedenza dalla poca conoscenza della lingua inglese. Concluso il trimestre, mi sono cimentata nell’ esperienza, tuttora in corso, del volontariato nel ruolo di front desk attendant presso l’Hawaii State Art Museum di Honolulu, con il quale EF School aveva di recente intrapreso una collaborazione. Oltre ad accogliere ed indirizzare i turisti, mi occupo anche di traduzioni dall’inglese all’italiano del materiale cartaceo a disposizione dei visitatori. L’esperienza del volontariato, oltre ad incrementare le mie abilità linguistiche, mi offre la possibilità di vivere pienamente questa città, scoprendo ed ammirando la storia e la cultura del popolo hawaiano attraverso la conoscenza di arti visive che esprimono l’eredità multiculturale del popolo hawaiano e gli interessi creativi dei suoi artisti.

Perchè Honolulu? E cosa ti ha colpito più di questa città?

La scelta di trasferirmi ad Honolulu, meta paradisiaca nell’immaginario collettivo, è stata quasi obbligata. Ho preferito seguire mio marito e tuffarmi nell’avventura dell’expat piuttosto che vivere un anno lontani. Ormai mancano due mesi al mio rientro in Italia e il giorno in cui lascerò Honolulu, so già che verserò qualche lacrima. Qui lascio un pezzetto del mio cuore perché, sebbene la nostalgia di casa e della famiglia si affacci ogni tanto, tutto ciò che ho vissuto anche quello da non catalogare nei ricordi belli, è stato edificante. Dalle relazioni sociali alle difficoltà del vivere quotidiano, all’esperienza di imparare una nuova lingua per necessità e non più per cultura personale, tutto ha contribuito alla mia crescita personale. Nel corso di questi mesi, entrando in contatto con diverse realtà locali posso dire di aver conosciuto l’altro volto delle Hawaii meno noto perché offuscato dall’immagine dell’atollo come un’oasi di sole perenne, spiagge bianche e grandi onde da surf. La città di Honolulu ma in generale lo Stato delle Hawaii, è afflitto dalla povertà e dalla diseguaglianza sociale, a causa del costo della vita molto alto e dei salari bassi. Insomma le Hawaii non sono un paradiso per tutti. Difficile crederlo, basandosi su opuscoli e guide turistiche, ma il problema degli homeless è una vera emergenza sociale, con tantissimi lavoratori che stentano ad arrivare alla fine del mese e per i quali un evento inatteso, una malattia o un licenziamento, possono significare trovarsi improvvisamente a vivere in strada.

Quante lingue parli? E quali consigli hai per i ragazzi che come te iniziano a studiare una lingua straniera?

Parlo Italiano ovviamente e ora posso dire soddisfatta di parlare anche Inglese. Consiglio di non porsi limiti e non scoraggiarsi, abbandonando la paura di commettere errori, immergendosi nella cultura della lingua studiata e circondandosi di persone di madrelingua. Anche leggere libri illustrati, riviste e quotidiani favorisce l’apprendimento, così come guardare film, ascoltare canzoni ed appuntare su un notebook le esperienze più rilevanti della propria giornata.

Consigli per i nostri lettori, cosa bisogna tenere a mente quando si comunica con gente nuova? Hai dei consigli per connettersi al meglio?

Per connettersi al meglio è fondamentale innanzitutto imparare ad osservare senza giudicare, essere predisposto ai cambiamenti, alle nuove idee e in generale alle nuove esperienze. Diventare versatile ed adattarti alle nuove circostanze e avvenimenti che vivi, sviluppando una sorta di flessibilità mentale che ti consente di approcciarti all’altro con curiosità, sfidando le proprie convinzioni e andando oltre l’apparenza.

Qual è stato il viaggio che ti ha cambiato la vita?

Senza alcun dubbio il viaggio ad Honolulu è stato lo slancio più significativo verso la maturazione della consapevolezza e della conoscenza di me a livelli che mai avrei immaginato di raggiungere.

3 Parole preferite in inglese e cosa significano

Improvement= miglioramento, progresso. Dal suono deciso e forte, questa parola inglese evoca alla mia mente la mia scalata verso la conoscenza della lingua inglese.

Forward= avanti. Guardare avanti vagliando i propri limiti e ponendosi nuovi traguardi

Serendipity = fortunata scoperta non pianificata. Questa parola, a tratti curiosa e intraducibile, racchiude l’inaspettata sorpresa di stare comodamente seduta su un divano di una casa nel bel mezzo del Pacifico a raccontare la mia esperienza di un intenso anno vissuto all’estero.

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